Quest’anno, ancora una volta, ci viene concessa una preziosa opportunità per prepararci a commemorare il profondo mistero della morte e risurrezione di Gesù, un mistero che giace nel cuore stesso della nostra vita cristiana personale e comunitaria. Questo mistero pasquale non è un evento lontano confinato alla storia; piuttosto, è una realtà viva che esige il nostro ritorno costante, sia nel pensiero che nello spirito. Cresce dentro di noi nella misura in cui ci apriamo al suo potere trasformativo, rispondendo con libertà e generosità. La gioia di essere cristiani scaturisce dall’ascolto e dall’accoglienza della Buona Novella, il kerygma, che rivela la profondità dell’amore di Dio attraverso il sacrificio di Cristo. Questo amore è così reale, così tangibile, che ci chiama a una relazione di fiducia e dialogo significativo. Credere in questo messaggio significa rifiutare l’inganno che le nostre vite appartengano solo a noi, da usare come vogliamo. Invece, giungiamo a vedere che la vita scaturisce dall’amore sconfinato di Dio, che desidera concederci l’abbondanza.
Eppure, c’è un netto contrasto quando ci allontaniamo da questa verità. Se diamo ascolto ai sussurri seducenti del “padre delle menzogne”, rischiamo di cadere in un vuoto di insensatezza, una specie di inferno terreno che si manifesta nelle innumerevoli tragedie dell’esperienza umana, lotte personali e orrori collettivi. In questo periodo di Quaresima, mi vengono in mente le parole che una volta ho condiviso con i giovani: tenere lo sguardo fisso sul Cristo crocifisso, lasciarci salvare ripetutamente dalla sua misericordia. Quando ci avviciniamo alla confessione, dobbiamo confidare nel suo perdono che solleva il peso della colpa. Siamo invitati a contemplare il sangue che ha versato per amore e a lasciarci purificare da esso, offrendoci la possibilità di rinascere di nuovo. Il potere dello Spirito Santo rende la Pasqua di Gesù sempre presente, consentendoci di incontrarlo nella sofferenza degli altri, toccando con fede le ferite di Cristo nel mondo che ci circonda.
Questa stagione ci spinge verso la conversione, una svolta del cuore che non può essere ritardata. La misericordia di Dio, rivelata attraverso il mistero pasquale, diventa reale per noi solo quando ci troviamo faccia a faccia con il Signore crocifisso e risorto, che ci ha amato così profondamente da aver dato se stesso per noi. La preghiera, quindi, diventa essenziale, non come un semplice obbligo, ma come una risposta sincera all’amore che ci precede e ci sostiene. I cristiani pregano non per dignità, ma per la certezza di essere amati nonostante i nostri difetti. La preghiera assume molte forme, ma il suo vero valore risiede nella sua capacità di trafiggere i nostri cuori induriti, abbattendo le barriere che ci impediscono di allinearci alla volontà di Dio. La Quaresima è un tempo di grazia, un viaggio nel deserto in cui, come l’Israele di un tempo, siamo condotti ad ascoltare la voce del nostro Sposo divino. Più ci immergiamo nella Sua parola, più sperimentiamo la Sua misericordia donata gratuitamente. Non dobbiamo sprecare questa opportunità, aggrappandoci all’illusione di poter dettare i tempi o il modo della nostra trasformazione.
Che Dio ci offra nuovamente questa stagione di conversione è un dono che non dovremmo mai dare per scontato. Dovrebbe suscitare in noi una profonda gratitudine e scuoterci dall’autocompiacimento. Il male può gettare la sua ombra sulle nostre vite, sulla Chiesa e sul mondo, ma questo tempo di grazia riflette l’inflessibile desiderio di Dio di mantenere un dialogo di salvezza con noi. In Gesù crocifisso, che ha portato i nostri peccati nonostante la sua innocenza, vediamo la volontà del Padre di salvarci, una volontà così intensa che rivolta Dio contro se stesso in un atto di amore supremo. Questo dialogo che Dio cerca non è un discorso ozioso, come la curiosità superficiale di coloro che inseguono la novità per il gusto di farlo. Tale vuoto definisce la mondanità di ogni epoca e oggi trova spesso casa nell’uso improprio dei media, dove la sostanza viene barattata con una fugace distrazione.
Porre il mistero pasquale al centro della nostra vita significa provare compassione per le ferite di Cristo, ferite che persistono nelle vittime innocenti della guerra, negli attacchi alla vita, dai nascituri agli anziani, e nelle innumerevoli forme di violenza che affliggono l’umanità. Queste ferite sono evidenti nella devastazione ambientale, nell’ingiusta distribuzione delle risorse, nel traffico di esseri umani e nell’insaziabile avidità che trasforma il profitto in un idolo. Oggi siamo chiamati a condividere la nostra abbondanza con chi è nel bisogno, non ad accumularla egoisticamente. L’elemosina è più di un atto di carità: è un passo verso il diventare più umani, liberandosi dalle catene dell’interesse personale. Ma dobbiamo andare oltre, affrontando le strutture più profonde della nostra vita economica. Ecco perché, nel mezzo della Quaresima di quest’anno, ho convocato giovani economisti, imprenditori e fautori del cambiamento per riunirsi ad Assisi dal 26 al 28 marzo. Insieme, cercheremo di costruire un’economia radicata nella giustizia e nell’inclusione, che rifletta lo spirito delle Beatitudini. La vita politica ed economica, vissute con questa visione evangelica, diventano forme eccelse di carità.
Il cammino della Quaresima ci invita ad ascoltare la chiamata di Dio alla riconciliazione, a fissare lo sguardo sul mistero pasquale e ad aprirci a un dialogo onesto con Lui. Così facendo, diventiamo ciò che Cristo ci chiama a essere: sale della terra e luce del mondo. Questa trasformazione non è solo per noi stessi: è una ricchezza da condividere. La misericordia che riceviamo ci spinge a estenderla agli altri, a vedere nella sofferenza del nostro prossimo il volto del Signore crocifisso. Non possiamo rimanere indifferenti al grido degli emarginati o ai gemiti di una creazione ferita. La nostra conversione deve portare frutto nell’azione, in una generosità che rispecchi l’amore che si dona di Cristo.
Mentre percorriamo questo cammino quaresimale, mi rivolgo a Maria, la Madre di Dio, chiedendole di intercedere per noi. Possa lei guidarci ad ascoltare la voce di Dio più chiaramente, a lasciarla risuonare dentro di noi e a rispondere con cuori pienamente vivi alla Sua misericordia. Questa stagione è un dono, un’opportunità per essere rinnovati, per liberarci delle illusioni che ci legano e per abbracciare il dialogo d’amore che Dio offre attraverso Suo Figlio. Non lasciamo che questo tempo scivoli via inosservato, ma cogliamolo con coraggio e fede, confidando che nel mistero della croce e della risurrezione troviamo la fonte della nostra vita e della nostra speranza. In questo modo, entreremo nella pienezza di ciò che significa essere seguaci di Cristo, portatori della Sua luce in un mondo che ne ha così disperatamente bisogno.