Sydney, Australia – In una mossa che ha scioccato il mondo, il governo australiano ha appena annunciato il divieto immediato di circolazione di tutti i veicoli Tesla e delle auto americane sul suo territorio, citando come motivo “problemi di sicurezza nazionale e sostenibilità”. La sconvolgente decisione ha scatenato un’ondata di reazioni, tra cui una risposta criptica di nove parole di Elon Musk che ha fatto sì che tutti si chiedessero: cosa sta succedendo davvero?
Il primo ministro australiano Anthony Albanese ha confermato in una conferenza stampa straordinaria che a partire da oggi non sarà più consentito vendere o guidare nel Paese veicoli Tesla o prodotti negli Stati Uniti.
“L’Australia deve proteggere i suoi interessi strategici e promuovere la transizione verso l’energia pulita nazionale “, ha affermato Albanese, suggerendo che la misura mirava a ridurre la dipendenza tecnologica dagli Stati Uniti e a rafforzare l’industria automobilistica locale in collaborazione con i produttori asiatici.
Pochi minuti dopo l’annuncio, il CEO di Tesla ha risposto a X (Twitter) con un messaggio criptico di sole 9 parole:
“L’Australia se ne pentirà. La verità li distruggerà presto.”
Il tweet, che ha già ricevuto milioni di interazioni, ha scatenato una tempesta di speculazioni:
- Musk ha informazioni riservate su un difetto di un veicolo australiano?
- C’è uno scandalo politico dietro questa decisione?
- Ciò potrebbe scatenare una guerra commerciale tra Stati Uniti e Australia?
- Gli Stati Uniti hanno già minacciato sanzioni economiche se l’Australia non cederà.
- La Cina, tuttavia, accoglie con favore l’iniziativa e offre a Canberra cooperazione tecnologica.
- Le azioni Tesla sono scese del 3% in borsa, mentre i produttori asiatici come BYD e Toyota hanno guadagnato.
Alcuni analisti suggeriscono che l’Australia potrebbe allearsi con le potenze rivali degli Stati Uniti, mentre altri ritengono che Musk abbia un asso nella manica, come un nuovo modello rivoluzionario che renderebbe obsolete le auto australiane.
UNA COSA È CHIARA: questo è più di un semplice divieto… è un terremoto geopolitico.